"Sapete che cosa significa amare l'umanità? Significa soltanto questo: essere contenti di noi stessi. Quando uno è contento di sé stesso, ama l'umanità."
(Luigi Pirandello)
"Sapete che cosa significa amare l'umanità? Significa soltanto questo: essere contenti di noi stessi. Quando uno è contento di sé stesso, ama l'umanità."
(Luigi Pirandello)
Il mondo in cui viviamo ci sollecita continuamente ad accaparrarci tutto il bene possibile: di più è meglio. Più riesco a impadronirmi di una certa posizione, situazione, esperienza o relazione che sia, più sono forte. Inattaccabile, al sicuro: in cima alla graduatoria, la prima della lista. Più sono in grado di disporre di qualcosa – e, purtroppo, spesso anche di qualcuno – più sto realizzando un disegno grandioso. E mi sto illudendo di poter alienare da me quella scintilla di vulnerabilità e fragilità che è propria di tutti gli umani, e che è il sale dell’essere umano.
Sto credendo a un’immagine di me che è assoluta, e, insieme, assolutamente fuorviante: se non penso io a me stessa, affannandomi voracemente a procurarmi di tutto e di più, prevalendo su chi ho accanto, allora chi lo farà per me? Sto abdicando, assolutizzandomi, al mio essere creatura in relazione.
Il punto di svolta è nella mia interpretazione. Nei piccoli ma decisivi stadi di maturazione che il mio sguardo compie nel leggere la realtà. Non è il possesso a liberarmi dalla paura, dall’ansia di essere al sicuro, perché stringere nodi non può liberare. La pietra d’angolo, la sola chiave possibile è l’ottica del dono: se scopro che ciò che tengo fra le mani non è una proprietà che mi spetta ma un regalo prezioso che sono chiamata a custodire, raccoglierò frutti gustosi e gratificanti. Spezzerò vita con altre e altri, e, solo così, la moltiplicherò.
(Melania Condò)
Ciò che seminai nell’ira
crebbe in una notte
rigogliosamente
ma la pioggia lo distrusse.
Ciò che seminai con amore
germinò lentamente
maturò tardi
ma in benedetta abbondanza.
(Peter Rosegger)
Noi esseri umani impariamo a stare al mondo interagendo con gli altri, specialmente con le figure di riferimento che ci accudiscono. La dimensione relazionale è lo spazio in cui ci appropriamo della nostra umanità. Fin dall’infanzia, osserviamo e riproduciamo comportamenti e modi di fare che, intrecciandosi con i nostri bisogni, plasmano i nostri desideri, i nostri modelli di pensiero, il nostro modo di concepire la vita e, di conseguenza, il nostro modo di amare.
Giudicare la realtà intorno a noi è un processo inevitabile: è il modo in cui interiorizziamo le informazioni e le organizziamo dentro di noi. Ogni giudizio nasce da un confronto tra il nostro mondo interiore e ciò che accade fuori. Quando giudichiamo qualcuno, non stiamo solo dicendo qualcosa su di lui, ma stiamo anche rivelando molto di noi stessi. Spesso, ciò che critichiamo negli altri è in realtà una parte di noi che non vogliamo vedere e riconoscere.
A poco serve dichiarare che quello che stiamo vedendo dell’altro è “oggettivo”. Appellandoci all’oggettività stiamo dichiarando che quello che vediamo non riguarda il nostro modo di guardare, bensì riguarda solo l’esterno. Riveliamo così la nostra cecità all’altro. C’è qualcosa che non vogliamo vedere di noi, che non ci piace e che proiettiamo all’esterno. Più tentiamo di ignorarla, più l’ombra agisce nell’oscurità, emergendo attraverso proiezioni e giudizi severi sugli altri.
L’altro non è solo il bersaglio del nostro giudizio, ma anche uno specchio che ci permette di vedere ciò che da soli non saremmo capaci di riconoscere. Quando giudichiamo, abbiamo l’opportunità di interrogarci su noi stessi, di comprendere cosa quel giudizio sta rivelando di noi. La sfida è smettere di puntare il dito e orientare l’attenzione all’interno. Alla fine, è la relazione che ci salva. Non possiamo proprio salvarci da soli.
Flavio Emanuele Bottaro SJ
Dal Vangelo secondo Marco : «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce»
La luce che dimora in noi non è un accessorio, ma una necessità esistenziale. Non splende per esibire l’ego ma per illuminare, per trasformare noi stessi e il mondo. Accogliere questa luce è scegliere la verità, sempre, anche quando richiede di andare controcorrente. Solo chi si apre alla luce può comprendere la propria vocazione e lasciare un’impronta che arricchisce gli altri.
Essere luce nel mondo significa permettere alla verità di espandersi oltre i confini individuali, irradiare speranza, ispirare gli altri e costruire una comunità fondata sull’amore, che cresce solo quando viene donato. Perché la crescita spirituale non si compie nell’accumulare, ma nel traboccare.
Sorella Monica del Monastero di Bose
Libro dell’Ecclesiastico 6,5-17.
Una bocca amabile moltiplica gli amici, un linguaggio gentile attira i saluti. |
Siano in molti coloro che vivono in pace con te, ma i tuoi consiglieri uno su mille. |
Se intendi farti un amico, mettilo alla prova; e non fidarti subito di lui. |
C'è infatti chi è amico quando gli fa comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura. |
C'è anche l'amico che si cambia in nemico e scoprirà a tuo disonore i vostri litigi. |
C'è l'amico compagno a tavola, ma non resiste nel giorno della tua sventura. |
Nella tua fortuna sarà come un altro te stesso, e parlerà liberamente con i tuoi familiari. |
Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te e dalla tua presenza si nasconderà. |
Tieniti lontano dai tuoi nemici, e dai tuoi amici guàrdati. |
Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. |
Per un amico fedele, non c'è prezzo, non c'è peso per il suo valore. |
Un amico fedele è un balsamo di vita, lo troveranno quanti temono il Signore. |
Chi teme il Signore è costante nella sua amicizia, perché come uno è, così sarà il suo amico. |
Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano
Emily Dickinson
Dio ti guarda, chiunque tu sia. Ti chiama per nome. Lui che ti ha fatto, ti vede e ti capisce. Tutto ciò che c'è in te, egli lo conosce: tutti i tuoi sentimenti e i tuoi pensieri, le tue inclinazioni, i tuoi gusti, la tua forza e la tua debolezza. Ti vede nei giorni di gioia come nei giorni di pena. Si interessa a tutte le tue angosce e ai tuoi ricordi, a tutti gli slanci e a tutti gli scoraggiamenti del tuo spirito; ha contato i tuoi capelli. (...) Ti stringe fra le braccia e ti sostiene; ti solleva o ti rimette a terra. Contempla il tuo volto, sia nel sorriso che nel pianto, nella salute e nella malattia. Guarda le tue mani e i tuoi piedi con tenerezza, ascolta la tua voce, il battito del tuo cuore e perfino il tuo respiro. (...) |
Tu sei un essere umano riscattato e santificato, suo figlio adottivo; ti ha fatto dono di una parte di quella gloria e di quella benedizione che sgorgano per l'eternità dal Padre e dal Figlio unigenito. Sei stato scelto per essere suo. (...) Cos'è l'uomo, cosa siamo noi, cosa sono io, perché il Figlio di Dio prenda così grande cura di me? Cosa sono perché (...) mi abbia elevato alla natura di un angelo, trasformando la sostanza originale della mia anima, rifacendomi – io che sono peccatore fin dalla giovinezza – e abbia fatto del mio cuore la sua dimora, di me il suo tempio? |
(Riferimenti biblici: Gv 10,3; Mt 10,30; Sal 8,5; cfr Gen 8,21, Sal 51,7; 1Co 3,16) ____________________________________________________________________ John Henry Newman (1801-1890) Cardinale, fondatore di una comunità religiosa, teologo Discorso « A Particular Providence as Revealed in the Gospel » PPS vol. 3, n° 9 |
Viviamo poi in un momento di crisi che tocca vari settori dell'esistenza, non solo quello dell’economia, della finanza, della sicurezza alimentare, dell’ambiente, ma anche quello del senso profondo della vita e dei valori fondamentali che la animano. Anche la convivenza umana è segnata da tensioni e conflitti che provocano insicurezza e fatica di trovare la via per una pace stabile. In questa complessa situazione, dove l'orizzonte del presente e del futuro sembrano percorsi da nubi minacciose, si rende ancora più urgente portare con coraggio in ogni realtà il Vangelo di Cristo, che è annuncio di speranza, di riconciliazione, di comunione, annuncio della vicinanza di Dio, della sua misericordia, della sua salvezza, annuncio che la potenza di amore di Dio è capace di vincere le tenebre del male e guidare sulla via del bene. L’uomo del nostro tempo ha bisogno di una luce sicura che rischiara la sua strada e che solo l’incontro con Cristo può donare. Portiamo a questo mondo, con la nostra testimonianza, con amore, la speranza donata dalla fede! |
La missionarietà della Chiesa non è proselitismo, bensì testimonianza di vita che illumina il cammino, che porta speranza e amore. La Chiesa - lo ripeto ancora una volta - non è un’organizzazione assistenziale, un’impresa, una ONG, ma è una comunità di persone, animate dall'azione dello Spirito Santo, che hanno vissuto e vivono lo stupore dell’incontro con Gesù Cristo e desiderano condividere questa esperienza di profonda gioia, condividere il Messaggio di salvezza che il Signore ci ha portato. E’ proprio lo Spirito Santo che guida la Chiesa in questo cammino. Vorrei incoraggiare tutti a farsi portatori della buona notizia di Cristo. Papa Francesco Messaggio per la giornata missionaria mondiale 2013 |